#pausacaffé - Il web ed i videogiochi son pericolosi? Cocaweb e Cangini

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Ecco che ci risiamo, l’ennesima discussione su come censurare il web, la tecnologia e tutti gli strumenti tecnologici perché i genitori di oggi non sanno controllare i propri figli.

Avevamo già parlato della legge proposta dal senatore Pillon, ma siccome amo lamentarmi, parleremo oggi del libro del senatore Cangini, le reazioni del web, le proposte di legge e soprattutto degli studi psicologici e sociali in materia.

Il web ed i videogiochi fanno male? Son come la droga?

Spoiler: si, se ne abusate.

Parliamo subito dell’elefante nella stanza. Sì, il web fa male, i videogiochi pure e se me lo chiedete anche l’alcool, lo sport ed il cibo. Volete dirmi che non vi sentite dipendenti da un bel piatto di pasta con il vostro condimento preferito sopra? State già sbavando solo a pensarci.

Quindi ora che vogliamo fare? Ci diamo all’ascetismo tipo monaci buddisti?

Il sistema di ricompense del nostro organismo

Forse non lo sapete, ma quando si parla di “sistema di ricompense” legato al nostro organismo, stiamo parlando di un sistema di “appagamento” indotto dal nostro sistema neurale al variare di alcune condizioni fisiche del nostro corpo. Banalmente ad esempio, ci sentiamo appagati quando ci nutriamo, quando facciamo all’ammmore o quando facciamo sport.

Perché il nostro corpo ci “ricompensa”? Semplice, è un meccanismo di sopravvivenza, se siamo incentivati dal nostro istinto a mangiare, mangeremo, e questo fornisce al nostro organismo l’energia necessaria per continuare a operare e svolgere i suoi compiti. Intuitivo no?

Leggete qualcosa di più su wikipedia.

La dipendenza

Il sistema di ricompense è tanto vantaggioso quanto pericoloso; quando infatti eccediamo nel ricompensare il nostro corpo attraverso quelle che sono le facilitazioni indotte dal nostro sistema moderno di commercio, stiamo entrando in un circolo vizioso: infatti più è semplice ottenere una ricompensa, più tendiamo a volerne, più il nostro corpo ne richiederà.

E purtroppo e per fortuna oggi giorno, non è più così difficoltoso ottenere nulla o quasi (quanto meno di quegli agenti che il nostro corpo richiede per attivare alcuni sistemi di ricompensa): non si caccia né si coltiva più per il cibo ad esempio.

Le sostanze chimiche

Alcune sostanze chimiche sono atte ad attivare forzatamente questo sistema. Non è necessariamente un male sia chiaro, alcune patologie (come la schizofrenia e la depressione) sono tali perché il nostro sistema di ricompense ha degli scompensi, governare chimicamente alcuni di questi fattori può essere d’aiuto in alcune terapie (ovviamente sotto dosaggi che vengono accuratamente prescritti dai nostri medici, non di testa vostra).

Ma in altri casi vi è un abuso o un disuso di queste sostanze. Ad esempio nelle droghe, cito testualmente da wiki: Le droghe e i comportamenti che creano dipendenza sono gratificanti e rinforzano a causa dei loro effetti sulla via della ricompensa della dopamina (questa frase ha a sua volta delle fonti che potete trovare nell’articolo di cui sopra).

Videogiochi e ricompense: il Gaming Disorder

Il sistema di ricompense corporeo è ovviamente attivato anche dal gaming, inutile negarlo. Ciò che più spinge a giocare determinati giochi è proprio il piacere della riuscita, e quel piacere che si avverte come soddisfazione, nient’altro è che l’attivazione del nostro sistema di ricompense.

Questo sistema, se portato all’estremo, è stato definito come Gaming Disorder dall’ O.M.S. o World Health Organization (fonti)

Se siete interessati ne parla molto bene anche Focus, ma aspettate un attimo… avete letto bene cosa dice la World Health Organization nel suo comunicato?

“Tutti” sono affetti da Gaming Disorder?

Ovviamente no, altrimenti non sarei qua a scrivere una articolo. Probabilmente starei giocando a qualcosa e non riuscirei a smettere.

Nell’ultima parte del comunicato infatti leggiamo le seguenti righe:

Should all people who engage in gaming be concerned about developing gaming disorder?
Studies suggest that gaming disorder affects only a small proportion of people who engage in digital- or video-gaming activities. However, people who partake in gaming should be alert to the amount of time they spend on gaming activities, particularly when it is to the exclusion of other daily activities, as well as to any changes in their physical or psychological health and social functioning that could be attributed to their pattern of gaming behaviour.

Questo piccolo paragrafo ci informa che non tutte le persone sono affette da questo disturbo, e credo che questa sia una cosa abbastanza palese a chiunque abbia un minimo di spirito critico. Come tutti i disturbi di questo tipo, prende una piccola porzione della popolazione, e ovviamente la dipendenza è causata da una serie di fattori ed è particolarmente riconoscibile. La si può notare nei comportamenti quotidiani.

Insomma, qualunque genitore si accorgerebbe che qualcosa non va nel suo pargolo e agirebbe subito per spiegargli nel migliore dei modi che è un comportamento che non va bene. Mica i genitori di oggi danno in pasto i dispositivi elettronici ai propri bambini pur di farli stare zitti perché non hanno alcuna voglia di crescerli.

Questi bambini non sanno proprio controllarsi… come gli adulti!

Additare solo i bambini è una delle solite manovre politiche da 4 soldi. La dipendenza da Videogame ma soprattutto dal web la abbiamo un po’ tutti, anche gli adulti, soprattutto gli adulti, avendone maggiore accessibilità.

Vedo spesso adultii non riuscire ad abbandonare lo smartphone neanche mentre guidano, ne conosco altri che spendono interi stipendi sui giochi mobile. Sul web quelli più attivi sui social sono sicuramente gli adulti, che ogni giorno scrivono e rispondono ai post ossessivamente.

EuroStats ad esempio mostra una sempre più crescente dipendenza dal web delle fasce d’età medio-alte.

Considerate che la dipendenza da web non è solo relativa al gaming, anzi quella è marginale. Si hanno anche dipendenza al gioco d’azzardo online, attività pornografiche, sociali, di shopping e addirittura dipendenza dalle informazioni (nel primo periodo della guerra ad esempio, aprivo compulsivamente google news per saperne il più possibile, anche dopo pochi minuti). E come potete immaginare a molte di queste i ragazzi non ne hanno neanche accesso.

Qui, in inglese, avete da wikipedia sia una lista delle dipendenze che una distribuzione per età.

Cocaweb di Cangini

Non ho avuto ancora il piacere di leggere Cocaweb di Cangini, probabilmente lo farò. Ma ho invece seguito l’intervista al TG1:
TG1 Contro i Videogiochi - Puntata Intera del 12/04/2022

Son venuto a conoscenza del servizio grazie al video dei PlayerInside.

Partiamo con una piccola nota positiva: non tutto ciò che dice il senatore è errato, ma è tutto molto esagerato.

La dipendenza è inevitabile

Ad esempio già da poco più del primo minuto sentiamo la frase: “uso che non può che degenerare in abuso di social e videogiochi”, cosa tra l’altro smentita, come già detto prima, dall’OMS stessa.

Come ci si arriva alla dipendenza?

Poco più avanti sentiamo dire che “per un genitore è difficile staccare il proprio figlio dallo smartphone”. Anche ammesso che sia vero, che realmente sia un impresa dovuta alla degenerazione di questo fattore (e non quindi alla pigrizia e menefreghismo dei genitori di oggi) il vero problema è: come un ragazzo ci arriva a dipendere da questi device elettronici?

Non serve un genio a capire che per un ragazzo rifugiarsi in questo “mondo digitale” sia semplicemente la soluzione a tutti quei disagi a cui viene lasciato da chi invece doveva tutelarlo.

Giusto per fare un esempio banale, come tutti, anche io son stato adolescente e ho vissuto dei brutti cali psicologici nel periodo di fine scuole medie. Ho subito anche atti di bullismo, emarginazione sociale e quelli tra gli amici che speravo mi potessero salvare, mi hanno sempre e solo girato le spalle. Ovviamente avevo mia madre, che con occhio attento si rese conto di quello che mi accadeva e fece di tutto per potermi salvaguardare, anche andare dallo psicologo.

Questo è potuto succedere perché la mia famiglia era molto presente nella mia vita, cosa che purtroppo oggi non accade.

Il nostro Q.I. va calando?

Vorrei ora soffermarmi su una frase del secondo minuto del video, ovvero che “… questa è la prima generazione che ha un quoziente di intelligenza inferiore alle generazioni che la hanno preceduto…” (al di là del fatto che “la generazione” è femminile, quindi avrebbe dovuto dire preceduta, ma va beh)

Innanzitutto va specificato probabilmente cos’è il Quoziente intellettivo, poiché per quanto sia un parola dal significato intuitivo, non tutti potrebbero sapere che il calcolo del Q.I. avviene tramite alcuni test detti “di prestazione massima” studiati a tavolino (e perfezionati nel tempo) per dare un valore indicativo di quelle che sono le capacità logiche e cognitive di un individuo. Tuttavia per quanto ormai di norma, nel tempo son stati proposti più tipi anche diversi di test e di indici di giudizio sulle varie metologie.

Giusto per dare qualche esempio, nel 1912 un tale William Stern (fonte 1 wiki, fonte 2 wiki) coniò questo termine associandogli come definizione quella del rapporto tra età mentale e biologica. Una definizione ovviamente approssimativa. Nel 1939 si dedusse che i test dovevano essere separati per adulti e per bambini, furono create le due metologie chiamate Wechsler Intelligence Scale for Children e Wechsler Adult Intelligence Scale (ad oggi ancora usate).

Se prendiamo ad esempio il test per bambini però notiamo che esistono altri tipi di test, citiamone due:

  • Kaufman Assessment Battery for Children
  • Woodcock-Johnson Tests of Cognitive Abilities

È importante notare come questi test, se pur danno risultati simili, hanno comunque valori che differiscono. Questo non invalida i test ovviamente, ma ci fa comprendere come non esiste una metodologia globale, il risultato è comunque sempre interpretato rispetto a vari metri di giudizio. Date un occhiata ad una tabella comparativa di uno studio della Marshall University.

Ma è vero che con il tempo il nostro QI sta scendendo?

Per studiare il fenomeno ci viene in aiuto l’effetto Flynn. Tale è il nome associato (da un osservazione dei primi del ‘900 dal professore James R. Flynn) al fenomeno per cui ogni anno sembrava aumentare, prima del 2000, il Q.I. medio della popolazione di generazione in generazione.

Il passato non è a caso, infatti pare che nei paesi dove vi sia un alto livello di istruzione e cultura, questa tendenza si stia invertendo.

Tuttavia nessuna delle cause sembra correlata alla tecnologia, si parla invece di possibili correlazioni con l’aumentare dell’inquinamento

Se poi volete una mia opinione da profano, penso che le cause di simili fenomeni non siano mai attribuibili ad una sola causa né ad un piccolo sottoinsieme. Ma di questo se volete né parleremo in un altro caso.

La terribile intervista del “ragazzo” in terapia

Verso poco più di metà video viene intervistato un tipo, sposato con figli che dovrebbe rappresentare un ex dipendente da internet e gaming. È ironico vedere come sia stato presentato come “ragazzo”, quando è palese che abbia una certa età, probabilmente sulla quarantina. Ma lasciando da parte l’età, quello che lascia realmente perplesso è come parli di un mondo che non esiste neanche più: parla di ISDN, Messenger di microsoft e cose che probabilmente i ragazzi di oggi neanche sanno che esistono, parla di un internet da cui difficilmente si poteva essere dipendenti già poiché non alla portata di “tutti” ne di “tutte le ore”.

Non sto mettendo in dubbio che questa persona avesse delle problematiche legate al network, tutt’altro, ma prendere come esempio un soggetto simile è purtroppo totalmente fuori contesto, poiché viveva in un mondo totalmente diverso da quello di oggi, e lui stesso nell’intervista specifica come il mondo digitale all’epoca fosse un modo per rifugiarsi da un mondo che non lo accettava.

La fine

Verso la fine finalmente sento le parole del senatore che più mi colpiscono, parla infatti di come tutto questo sia maggiormente causato dall’attuale menefreghismo dei genitori, e inoltre delle sua proposte di legge per arginare il problema. Sinceramente non sono riuscito a trovare queste fantomatiche proposte di legge, prima di giudicarle vorrei poterne leggere.

Il senatore pone le basi poi per altri interessanti punti di conversazione, come la situazione orientale relativa al Giappone. In alcune zone nipponiche in realtà è già realtà una legge che limita i tempi di gioco ai ragazzi sotto i 18 anni, la Kagawa Law.

C’è da dire che il senatore stesso cita i numeri degli affetti del Gaming Disorder in Giappone che son di gran lunga più alti dei nostri. Causa anche una società in cui il mondo del lavoro è molto più aggressiva della nostra, e questo genera diversi problemi come la totale assenza dei genitori nell’ambito familiare (ma anche un numero di suicidi e morti da lavoro molto più alto). È da vedere se questo approccio in realtà funzioni, cosa di cui ho molti dubbi. Sarei invece più propenso nell’educare i genitori a riconoscere tempestivamente problematiche nei propri figli, e come eventualmente risolverle.

La mia critica personale

Una cosa che vi sconvolgerà sapere è che: in realtà non sono in disaccordo con le parole del senatore Cangini.

In realtà a fine intervista, quello che vorrei altamente criticargli non è tanto ciò che dice, ma come lo dice e su cosa pone i suoi accenti.

Registro innanzitutto un elevatissima criticità nelle sue parole, che possono solo creare allarmismo in una società che già poco comprende cos’è il networking e il gaming, quando la situazione è invece molto più lieve. Ciò che mi fa davvero innervosire è come lui stesso dice che “non è un esagerazione”, quando lo è palesemente.

Inoltre è totalmente errato il suo focus sulla popolazione “giovane”. Visto che dobbiamo affrontare questo problema, affrontiamolo per tutti. Forse per il senatore è difficile crederlo, ma il problema è soprattutto diffuso sulla popolazione adulta, e questi bambini di cui parla, dopo tutto, chi devono prendere come modello se non i loro genitori attaccati agli smartphone?

Comprendo comunque che l’interesse del senatore sia quello di aumentare consensi elettorali, molto più che districarsi nel problema, e niente raccoglie più voti del celebre: “Ed i bambini??? CHI PENSA AI BAMBINI?” ~cit

Un ultima nota: come combatti una dipendenza

Totalmente opzionale e off topic, ma volevo mettere il punto su una di quelle che io credo sia l’unica verità: Tutti dipendiamo da qualcosa.

Il fumo, i videogiochi, il calcio (o più genericamente il tifo), la droga, il lavoro, il cibo, lo sport, le serie tv o altro ancora, viviamo in una società che ogni giorno più del precendente ci “iper-stimola”, ed è difficile non cedere a tutte le tentazioni che abbiamo. Son pronto a scommettere che chiunque di noi ha almeno un disturbo in tal senso.

Alla fine la dipendenza è un abitudine del nostro corpo, un piccolo momento della nostra giornata che, diventata abitudine, ci fornisce un momento in cui tendiamo pensiamo di meritarci il relax, il nostro tipo di relax preferito. Ma quel momento dura troppo, ed avviene troppo spesso.

Ma fermiamoci un momento a riflettere: le dipendenze non sono e non devono essere viste come una cosa totalmente negativa a mio parere.

Innanzitutto dobbiamo identificare la nostra.

Come vi ho già spiegato, la dipendenza fa leva sul nostro meccanismo delle ricompense. Possiamo quindi invertire questo processo per trasformarlo in uno stimolo anziché un disturbo.

Alterna la tua dipendenza con una simile

Un primo metodo potrebbe essere quella di alternare la dipendenza con uno stimolo simile e contrario. Lo so, sembra un ossimoro, adesso mi spiego meglio.

L’esempio più lampante è quello della dipendenza da cibo, avete mai fatto caso che la dipendenza da cibo colpisce lo stesso “luogo” fisico di quella da sport?

Se con una delle due allarghiamo la pancia, con l’altra la asciughiamo.

Paradossalmente, durante la corsa ad esempio, non hai fame ed anzi, mettere qualcosa in bocca durante uno sforzo fisico ti fa venire la nausea.

Mai sentito parlare di Life RPG?

Questa è una soluzione simpatica. Analizziamo il problema: la dipendenza crea disordine nella tua vita, devi quindi dargli un ordine.

Ma crearsi un agenda potrebbe essere troppo noioso, e non incentivante.

Avete mai sentito parlare dei Life RPG? Esistono anche applicazioni dedicate a questo sistema sui nostri smartphone.

Questa tecnica consiste nell’organizzare la tua vita come se fossi un personaggio di un video gioco rpg, devi porti innanzitutto delle missioni, ogni missione può aumentare delle skill (che devi sempre decidere tu) e darti del credito, dell’esperienza o simili.

Devi quindi valorizzare i tuoi premi, usando come valuta il credito che guadagni dalle missioni.

Partiamo sempre dall’esempio della dipendenza del cibo, puoi immaginare di voler creare delle skill come “forma fisica” e “capacità di studio”. Le tue missioni giornaliere sono “Palestra (50 crediti e 1 pt forma fisica ogni ora)” e “Studio (10 crediti e 1pt studio ogni ora)”. Poi definisci la pausa merenda come 100 crediti per ogni merenda, più 3 pasti al giorno sempre gratis. Et voilà, se non fai due ore di palestra non mangi!

Soluzioni?

Ovviamente queste sono soluzioni che devono essere accompagnate da un buon supporto psicologico, lì dove ce n’è bisogno se non ti senti abbastanza forte da farcela solo, il primo passo è sempre parlarne con qualcuno che ti può aiutare. Un genitore, un amico o una figura di riferimento!

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