☕ #pausacaffè – Il Web e i lavori del futuro

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Sento sempre più spesso parlare del web come il lavoro del futuro, piazzando un concetto del tutto errato non solo riguardo  al web ma al senso stesso della parola lavoro.

Non mi soffermo di certo sullo spiegare come definire il web stesso un lavoro sia concettualmente un errore da ignorante.

Lasciatemi fare una premessa prima di addentrarmi nel cuore di questo articolo. Il mio obbiettivo come #pausacaffè è quello di esprimere il mio punto di vista sull’argomento creando, se possibile, un punto d’incontro tra generazioni ed il modo di interfacciarsi al lavoro.

Chi ha avuto modo di conoscermi saprà di certo qual’è il mio punto di vista sulla mansione del Blogger, dello YouTuber, Influencer e tutti gli altri appellativi che nascono ogni giorno.

Io non vedo il lavoro dal semplice punto di vista del guadagno, in primis è un bene, un servizio che permette a terzi di beneficiare del nostro operato traendone benefici. Su questa base ci si potrebbe spingere fino al dire che lo YouTuber stesso è un lavoro, d’altronde si tratta di un servizio cui altri utenti beneficiano. No! L’intrattenimento è di certo una forma di lavoro ma vi è differenza tra responsabilità e irresponsabilità. Non sarà facile spiegarne il concetto.

Si tratta di una sottile barriera che divide i casi. Partiamo dal presupposto che, anche se consiglio a tutti una forte preparazione e dedizione a qualsiasi tipologia di lavoro, ammetto che esistono dei talenti spontanei.  Essi vanno comunque coltivati e comunque, attenzione, non faranno meno fatica di altri, anzi. Svolgere un lavoro senza averne appreso a fondo le basi con la giusta pratica, è rischioso per chi lo fa ma soprattutto per chi poi gioverà dell’operato. Parlando di showman, cantanti o attori, queste tipologie di lavoro si accomunano dall’essere raffigurati da personaggi pubblici. Un attore ad esempio non si limita (per quanto in realtà possa risultare riduttiva la parola) a recitare, la sua figura pone un ruolo importante nel film, creando pensieri e idee nella coscienza umana, idee che vanno a variare anche se in piccola parte, il modo di agire delle persone. Non si tratta di Illuminati, di un losco piano per spremere e manipolare la mente umana, è semplice comprensione dei fatti, il nostro cervello impara da ciò che vede e sente.

Come dicevo, trattandosi di personaggi pubblici, il loro operato non si limita al recitare o cantare ma ad esprimere il proprio punto di vista su determinate casistiche quali politiche, religiose, ecc. Per un ragazzino il parere di Gino non vale quanto quello del suo cantante preferito, indifferentemente da quanto stupide possano essere le sue parole, il cantante ha un’influenza maggiore rispetto al vecchietto del paese, inibendo quasi del tutto il senso del suo punto di vista.

Arrivando alla conclusione di questo esempio. Se un attore, controllato e studiato può giustamente e umanamente, esprimere il proprio punto di vista, “manipolando” quello del pubblico, uno YouTuber, non necessariamente studiato ne tanto meno controllato, molto più vicino al pubblico e con un rapporto spesso amichevole, che da libero cittadino può esprimere il proprio dissenso/approvazione su tematiche importanti quali politica e religione, diventa una mina in grado di rovinare e manipolare la mente di giovani e adulti senza nemmeno accorgersene. Si sono verificati spesso episodi di cantanti e attori che, con una semplice opinione in un ambiente controllato, hanno variato il punto di vista di milioni di persone. Cosa può succedere se questi episodi si replicano in ambienti meno controllati senza margine di difesa, quale YouTube?

Una visione esagerata?

Cyberbullismo

Si tratta sempre di un leggero margine, due mondi divisi da un filo invisibile, molto spesso calpestato. Sono capitati molti episodi di cyberbullismo nati dalla semplice opinione di un personaggio pubblico, fatti che hanno portato ad episodi di violenza verbale e fisica. Se questi episodi accadessero in ambienti meno controllati, magari dove il pubblico è di un’età ridotta e quindi facilmente malleabile, quali potrebbero essere le conseguenze?

Allo scopo di ridurre rischi di questo tipo, un lavoro richiede tre ingredienti essenziali: maggiore età, conoscenza e responsabilità.

La maggiore età permette al soggetto di essere citato in causa prendendosi le proprie responsabilità su ciò che dice, fa e produce.

Conoscenza, serve al soggetto per offrire servizi efficienti e sicuri a chi poi ne deve trarre benefici.

Responsabilità, seppur il soggetto è maggiorenne, non è detto che sia responsabile. La responsabilità è frutto dell’esito di decisioni importanti prese a carico del soggetto stesso.

Certo, se vediamo tutto ciò come un lavoro, dobbiamo attenerci agli standard sul lavoro, il tutto deve essere legale, il mio lavoro non deve essere a spese altrui se desidero trarne lucro, io stesso devo pagare le tasse che mi spettano, al fine di evitare buchi finanziari nelle tasche di terzi. Non te lo aspettavi vero?

Dai, prova ora a dirmi “Ma in Italia non è visto come un lavoro”! 😅

Webmaster, web developer, web designer..

Quanti ne ho visti applicare alla regola un esempio HTML/php e auto classificarsi come Web Developer.

Non fraintendete, nulla contro a chi si rimbocca le maniche e da autodidatta studia e applica ciò che apprende al fine di trarne benefici, quale l’istruzione stessa. Rispetto molto chi da solo riesce a raggiungere un livello di conoscenza ottimale, ma c’è da soffermarsi sull’ottenerlo, evitando paragoni con chi ha sostenuto uno studio approfondito e delle certificazioni di una certa importanza. Non si tratta di aver speso soldi inutilmente ma di aver investito sulla propria cultura, garantendosi un posto di lavoro a premio di uno studio proficuo.

Evitiamo di soffermarci su casi singolari che hanno fatto una fortuna sull’ignoranza, sono casi singolari di cui molti montati e romanzati. Un’azienda che offre servizi di un certo livello, che tratta con molti clienti,  ai quali deve offrire delle garanzie che vanno a motivare il prezzo stesso dei propri prodotti e servizi, esige un personale studiato su uno standard, il che permette all’azienda stessa di preparare un corso di formazione base pari a tutti i nuovi dipendenti, senza necessità di caso specifico. La garanzia per i cliente è il dipendente stesso dell’azienda, che conosce i prodotti ed è in grado di rilevarne possibili errori, conoscendone gli schemi. Il dipendente deve conoscere perfettamente le casistiche di un problema perchè ne ha studiato le sfumature e ha avuto modo di apprenderne la soluzione.

Blogger e Giornalismo 2.0

Oggigiorno si paragona il lavoro di blogger a quello del giornalismo. Qui il contrasto è particolarmente sottile e, di norma, varia dal livello di legalità. Se si desidera dar contrasto al proprio hobby di articolista, ci si paragona ad una testata giornalistica.

Chiariamo il concetto: una testata giornalistica, per poter essere così chiamata, deve essere depositata presso l’ufficio stampa del tribunale nella propria località, il che richiede diversi documenti e, nel caso contenesse spazi pubblicitari, si richiede il deposito al Registro Operatori della Comunicazione. Ovviamente non sono escluse pratiche legali per l’apertura dell’attività e una redazione, più domicilio posto lavoro.

Se si vuole invece parlare di Blogger, nessuno vieta l’apertura di un blog personale, il che diventa un vero e proprio lavoro in una sola situazione, quella in cui si decide di monetizzare il proprio operato, con annunci e inserzioni pubblicitarie all’interno del sito stesso, il che comporta alla necessità di aprire una P.iva.

Ma io posso lavorare senza una p.iva perchè c’è una soglia.. No!

Negli ultimi anni è tornato di moda il concetto di attività occasionale, ossia una prestazione del tutto occasionale, svolta da un soggetto in favore di un’altro. L’inserimento di un banner pubblicitario nel proprio sito web, non è in nessun modo classificabile come prestazione del tutto occasionale ma operazione al solo scopo di lucro, ossia: Attività commerciale. Non esiste nessun altro caso in cui un blogger guadagna soldi dal proprio hobby, nel caso di dubbi vi consiglio di contattare l’Agenzia delle Entrate ed esporli.

Linux HUB è un lavoro?

Assolutamente no, il nostro scopo è quello di creare informazione gratuita alla portata di tutti, non modifichiamo le notizie ne tanto meno chiediamo un compenso per il nostro operato, ritagliamo degli spazi alle nostre opinioni tramite articoli come questo nella rubrica #pausacaffè.

Detto questo, io sono Mirko e questa è la mia #pausacaffè.

Revisione di Leonardo Ochiuzzi e Giuliano Zamboni