☕ #pausacaffè – Non solo Desktop Environment

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“Un window manager (WM) è un componente dell’interfaccia grafica di un  sistema (GUI) ad uso dell’utente. I Window Manager (WM) sono client per  X che forniscono il bordo intorno ad una finestra. Controllano l’aspetto  delle applicazioni e il modo in cui gestirle: il bordo, barra del  titolo, la dimensione e la capacità di ridimensionare una finestra; sono  tutte funzionalità gestite dai Window manager”, così cita la Wiki di ArchLinux nella sua pagina dedicata al mondo dei Window Manager. Prima di iniziare bisogna quindi saper distinguere un Window Manager da un Desktop Environment. Un Desktop Environment,(quali sono i famosi Gnome, Kde, Mate, Xfce, Lxde…) fornisce un’interfaccia completa all’utente: applicazioni, temi, icone, impostazioni, pannelli, un gestore finestre etc… Il gestore finestre (Window Manager) è quindi solo una parte di un Desktop Environment. Pochi novizi del mondo Gnu/Linux non sanno però che si può cambiare Window Manager ad un Desktop Environment ( uno degli esempi più comuni è Xfce con Compiz, Window Manager pieno di effetti, animazioni e funzioni molto comode, usato al posto di Xfwm, il suo Window Manager di default). Ancora meno nuovi utenti sanno che la maggior parte dei Window Manager possono essere usati “Standalone”, da soli, in quanto sono comunque loro che permettono la gestione in finestra dei vari programmi: forniscono i bordi e le funzioni di chiusura e ridimensionamento delle stesse. Alcuni WM offrono anche qualche “chicca” in più.

Cosa comporta questa scelta? Innanzitutto un sistema nettamente più leggero e scattante di quanto possa esserlo con un Desktop Enviroment,in quanto il solo WM incide meno sull’hardware (anche se comunque questo aspetto resta
relativo al  WM scelto, per esempio Compiz rimane comunque non adatto a pc davvero datati e poco potenti) ma anche un sistema “vuoto”, privo di programmi, set di icone, pannelli (salvo casi particolari)…in poche parole tutto ciò che ha un DE normalmente. Questo aspetto comporta molteplici vantaggi: la scelta personale di ogni singolo software ( cosa che comunque si può alla fine fare anche in un DE, anche se con un po’ più di fatica, tenendo comunque conto che ci sono alcuni software che non possono essere toccati) e il controllo assoluto della personalizzazione del proprio desktop (anche se molto spesso questo comporta l’uso di file testuali in quanto, come abbiamo appena visto, i WM sono privi di applicazioni “pre-installate” per il controllo dei settaggi) , si può infatti se tenere o meno una dock o un pannello, impostare con maggior controllo e semplicità le shortcuts da tastiera etc… Ma non sono qui per mettere a confronto diretto DE e WM, entrambi hanno i loro pro e i loro contro, ma sono qui unicamente per dare un po’ di visibilità ai WM (e per ora a nessuno di loro in particolare anche se nella mia esperienza personale, Openbox e i3wm hanno un ruolo di spicco), soprattutto a coloro che si sono avvicinati da poco al mondo Gnu/Linux. I WM si dividono essenzialmente in categorie, anche se diversioffrono delle soluzioni che permettono il loro uso in entrambe le maniere (per esempio i3wm può effettivamente inserire un programma in una finestra “flottante” anche se normalmente viene usato come Tiling): le Tiling WMs e le Stacking/floating WMs.

Partiamo con le prime: le Tiling. Come suggerisce il nome, esse hanno la peculiarità di posizionare le varie finestre “a piastrella” senza che una finestra venga sovrapposta all’altra. Va detto che la prima volta che si prova questo tipo di esperienza si rimane un po’ straniati (in quanto non si è soliti vedere le finestre disposte in quella maniera) ma subito ci si accorge che lo schermo viene sfruttato in maniera molto più ottimizzata. Difficile apprezzare subito la soluzione grafica delle Tiling ma dopo qualche giorno potrebbe facilmente trasformasi in qualcosa di cui non poter fare a meno. Sono solitamente prive di controlli grafici per la chiusura o il ridimensionamento ma sfruttano molto le shortcuts da tastiera e pochissimo il mouse. Solitamente sono abbinate a pannelli più minimali e “testuali”, come del resto sono solitamente “testuali” i menù per lanciare le applicazioni. Da notare, infine, che la loro leggerezza e reattività non ha eguali. Tra i più famosi Tiling WM abbiamo i3wm, Awesome, Xmonad e Sway (interessante perchè basata su Wayland).

Di seguito uno screenshot di Awesome. Si nota subito la disposizione “a piastrella” delle finestre.

screen

(Piccola nota prima di proseguire. Le Tiling WM ti obbligano a creare un set personale di shortcuts per il loro utilizzo giornaliero. Dopo pochi giorni di uso, soprattutto se esse sono state scelte con cura, capirete di volerle usare ovunque, anche nel caso di cambio di WM o di ritorno ad un DE. Fidatevi non è solo la mia esperienza personale!)

Passiamo ora alle Stacking WMs. Queste, a differenza delle Tiling,offrono un’esperienza più “tradizionale”, con finestre dotate di icone per la chiusura e per il ridimensionamento. Offrono inoltre la normale sovrapposizione tra le varie finestre. Sono ovviamente controllabili con estrema precisione dalla tastiera ma anche dal mouse. Solitamente sono abbinate a pannelli e dock più accattivanti ma si offrono anche a soluzioni più minimali. Tra i più famosi ricordiamo: OpenboxFluxbox e Compiz (che però è fuori sviluppo).

Di seguito uno screenshot di Openbox dove si può notare la gestione tradizionale delle finestre e la presenza di un menù grafico.

Openbox(Stacking WM)

Come si diceva prima diversi WM offrono opzioni miste tra le due categorie (si può quindi parlare di una sorta di terza categoria: le Dynamic WMs).
Non sono comunque soluzioni usate frequentemente, motivo per cui, onde evitare confusioni, ho preferito separare in maniera più netta le prime due categorie.

Giungendo quindi alla fine di questo articolo non posso che consigliare al lettore la prova, anche solo per un paio di giorni, di una soluzione basata su un WM. Ogni utente Gnu/Linux dovrebbe provare almeno una volta 
quest’esperienza.

Correte quindi a provare il WM che più vi interessa!