☕ #pausacaffè – Il comfort si paga in privacy

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Privacy, un diritto tanto prezioso quanto ignorato, questo è un argomento che divide gli utenti in due tipologie ben distinte: c’è chi prende la cosa sul serio applicando le giuste regole e scendendo a compromessi non sempre irrilevanti, poi c’è chi ignora del tutto la questione o si comporta in modo del tutto superfluo, non solo rinunciando lui stesso ai propri diritti ma costringendo chi gli sta intorno a fare lo stesso.

L’argomento Privacy mi tocca da vicino da ormai diversi anni, ho applicato diverse misure, permissive e non, ho cambiato il modo con cui vedo il web ed i servizi sempre connessi, ho imparato ad abbandonarli ed accettarli per quel che sono, scendendo nel compromesso e rinunciando, in parte, ai miei diritti. Eccessivo credete? Non del tutto. Ci basti pensare a quando trattiamo con nuove persone, il modo in cui ci presentiamo, le informazioni che facciamo evadere, quelle che nascondiamo, e a volte le realtà che alteriamo per innalzare la nostra personalità al di fuori di quel che realmente è. Detto questo, prova a pensare al Web come ad un grande pubblico invisibile, pronto ad ascoltarti e appuntare tutte le tue parole indistintamente dal loro peso e valore, permettendo loro di riutilizzarle per qualsivoglia scopo. Un po macabro non credi? Certo, per molti potrebbe non essere la stessa cosa, il web non sa tutto della nostra persona, ma solo ciò che noi, amici e servizi lasciamo trapelare. Eppure non è sempre così scontato.

Qual’è quindi il nesso?

Semplice, non abbiamo il controllo di ciò che viene reso pubblico su di noi, gli eventi che ci riguardano da vicino, i nostri gusti personali, le nostre intimità e quant’altro.
Non sempre dobbiamo vedere queste cose come un episodio impossibile da replicare, non siamo in una botte di ferro, nessuno lo è, sarebbe da irresponsabili pensarlo. Quindi, perchè non vedere la cosa con più interesse? D’altronde si tratta di noi, dei nostri amici e parenti.

Ci sono varie forme di Privacy, varie tipologie di dati che decidiamo di fornire a delle persone, a volte per semplice dialogo, altre per migliorare i servizi stessi che scegliamo.
Prendiamo questo secondo esempio, i servizi e prendiamo un grande esempio, Google.

Google da diversi anni propone i propri servizi, indiscutibile il modo in cui Big G ha migliorato il nostro modo di vedere le cose, di navigare e di informare, ma scendiamo nel profondo dei servizi. Chi come me utilizza molto i prodotti e servizi Google, come Google Maps, Android o la stessa ricerca Google, avrà di fatto notato quanto i risultati siano precisi e pronti all’uso, quali forme intelligenti sono, riescono a capire quando abbiamo bisogno di una data informazione quali mappe, traffico e novità in generale. Google Now è in grado di leggere la schermata del nostro smartphone tramite OCR (Riconoscimento ottico dei caratteri) e fornirci risultati inerenti, non solo cerca ciò che legge ma più nel profondo, se legge “Ci troviamo al bar”, lui non cerca un bar a caso ma quello in questione o nelle zone vicino a te e sa se hai un’auto o se usi i trasporti pubblici, sa addirittura quando ti serve un biglietto per il treno o l’aereo. Insomma, Google la sa grossa, ma come fa?

Qui entra in gioco la Privacy o meglio, i nostri dati personali, una volta iscritti ai servizi Google, indifferentemente dalla presenza di un account o meno, forniamo delle informazioni sulla nostra persona. Queste informazioni, in forma di dati, vengono poi registrate nel database e collegate ad una persona (te). Tramite un algoritmo, Google abbina i tuoi dati, forniti di tua spontanea volontà, ad altri dati simili ai tuoi interessi ed altri dati raccolti dai prodotti e servizi che usi, come percorsi, recensioni, commenti e tanto altro ancora, il tutto serve a creare un vero archivio su di te.

Quindi è questo il problema? Posso usare una VPN, posso cambiare IP, svuotare la cache rifiutare i cookie, così non capiscono più nulla? No.
Una volta registrata una porzione di dati abbastanza consistente, Google riesce a capire se una data persona, senza account, con smartphone/pc/browser differente si comporta nello stesso modo di un’altra, in questo modo viene riproposto lo stesso procedimento su più persone, se sei solito percorrere casa lavoro in una determinata strada e ti fermi nel bar X, altri come te fanno lo stesso, Google proporrà quel bar ad altri utenti che corrispondano appunto alla tua routine, se sei solito cercare articoli da giardinaggio e guide sul tema, Google proporrà pubblicità mirate sugli articoli che cerchi, non solo a te ma ad altre persone che corrispondono al tuo comportamento. Certo visto così è un po macabro ma ha i suoi pro e contro come ogni cosa.

Allora smetto di usare i servizi Google!?

Eh no, vai a cambiare fonte, niente di che. Facebook stesso ha tue informazioni, conosce le tue posizioni, i tuoi amici, la tua famiglia, sa ciò che scrivi e come ti comporti riguardo una certa tematica, quei dati non sono nascosti a Google. Però fermiamoci qui, sarebbe una discussione senza fine, il concetto è un’altro.

Ma quindi cosa posso farci?

Nulla, semplicemente nulla. Nel 2017 privarsi dei servizi Google e non solo è pressoché impossibile e senza senso, basti pensare al fatto che scappare ai servizi Big G è impossibile a meno di non rinunciare alla tecnologia stessa, oramai Analytics & Adsense non sono reperibili solo online.
Cerchiamo quindi un compromesso, scegliamo bene i servizi che vogliamo usare e non lasciamo informazioni personali ove non è necessario, appoggiamoci ad un provider per i nostri servizi preferiti, con Google è possibile fare di tutto, il parco prodotti offerto è veramente vasto. In questo specifico caso, informare Google dei nostri interessi, piaceri, tormenti e movimenti non è un male, serve ad aiutarli ad offrirci confort, servizi intelligenti che sanno come comportarsi, che sanno quando cerchiamo qualcosa e che sono pronto a fornircela, ci risparmiano tempo e denaro, sotto tanti punti di vista.

Se da una parte usare servizi intelligenti che studiano la nostra persona, è un punto a nostro favore, dall’altro dobbiamo stare attenti a non usare servizi che, in realtà non ci servono. Google, Facebook, Microsoft, Apple e chi più ne ha ne metta, sono aziende che fanno il proprio interesse, al di fuori del bene promesso, dei risultati ottenuti, lo scopo è sempre e solo il lucro e da qua non ci si scappa.

Detto questo, non invito nessuno a leggersi ore e ore di Privacy Policy, Termini di servizio e altri documenti messi a disposizione dell’utente allo scopo di informarlo e rinunciare al farlo ma scegliete bene i servizi a cui registrarvi, pensateci bene prima di aderire a qualsiasi Privacy Policy di sito web o app che sia, basta un click per metterti a nudo.

Mi riaggancio alla frase iniziale “c’è chi ignora del tutto la questione o si comporta in modo del tutto superfluo, non solo rinunciando lui stesso ai propri diritti ma costringendo chi gli sta intorno a fare lo stesso”.
Quando pubblichiamo una foto che ritrae altre persone, quando scriviamo un post dove ne nominiamo altre, quando invitiamo qualcuno in un determinato servizio, non facciamo altro che costringere quelle persone a concedere ad altre aziende di violare la loro Privacy, in modo superfluo certo ma, saresti felice se un tuo amico regalasse la tua carta d’identità al primo che passa?

Proteggere la propria Privacy, ci aiuta anche nel contesto lavorativo. Quando si cerca assunzione da aziende di un certo valore, queste studiano il tuo curriculum e sfruttano i dati al suo interno per rintracciare i tuoi profili sociali per poi leggere i tuoi post, vedere le tue foto per capire il tuo interesse politico e religioso, il modo con cui vedi le cose e tutto questo per capire se per la determinata azienda sarai un problema o una valida risorsa. Non pensare che tutto questo sia lontano dalla verità. In un’era in cui i social vengono utilizzati per studiare le persone, trovare criminali e vengono visti come un dato importante davanti una corte, Internet è alla base della comunicazione e la tua Privacy è la fonte d’informazione principale di cui si ciba.

Detto questo, spero di esservi stato utile, questa è la mia #pausacaffè ed il mio punto di vista, fatemi sapere la vostra 😉

Articolo di Mirko Brombin