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☕ #pausacaffé – Fuga da facebook, perché partecipare

Le #pausacaffè sono articoli scritti di getto dall'autore senza alcuna revisione. Sono punti di vista e riflessioni dello stesso.

In questo articolo

  1. Facebook
  2. L'algoritmo
  3. Truffa e marketing aggressivo

Diversi mesi fa abbiamo parlato di come il comfort costi la nostra privacy. Ció significa che se vogliamo una certa comoditá dobbiamo pagarla con i nostri dati personali, la privacy. Se da un lato questa puó sembrare una tirannia, dall’altra abbiamo la certezza che la nostra privacy verrá concessa solo a chi ci offre il servizio, mantenendo in parte la nostra indipendenza.

Purtroppo ad oggi non é sempre cosí, sono molte le aziende che in cambio di un servizio chiedono accesso a diverse nostre personalitá ma non per migliorare un servizio o offrirci assistenza pronta e mirata, bensí per truffarci al punto da renderci impossibile la distinzione tra ció che é reale e ció che non lo é.

Cercheró di romanzare il meno possibile questa #pausacaffé, lo prometto.

Facebook

Conosciamo tutti Facebook, la piattaforma di Zuckerberg che ha saputo raccogliere il consenso grazie ad un mercato ancora in stato primordiale.

Facebook é un social network dove chiunque puó partecipare, a patto che esponga all’azienda la sua privacy. Dati personali come ovviamente Nome e Cognome, data di nascita ma anche:

  • numero di cellulare (verificato)
  • preferenze
  • interessi politici
  • abitudini

Ad ora non si distingue molto da altre piattaforme similari, sono dati che in un modo o nell’altro diamo a chiunque oggi, basti vedere durante una discussione quante informazioni diamo di noi ad un estraneo.

Una volta registrato il vostro profilo, l’algoritmo della piattaforma si mette in ascolto, creando una impronta digitale della vostra persona.

L’algoritmo

Col termine algoritmo si pensa spesso a qualcosa di complicato e sofisticato, un sistema neurale di chissá che tipo, in grado di capire tutto di noi. Si tratta invece di una formula in grado di operare un risultato.

Conosciamo bene la struttura di Facebook:

  • Vedo qualcosa
  • Apprezzo
    • Mi piace
    • Commento
  • Non mi piace
    • Commento

Una formula semplice e dall’aspetto innocuo ma proviamo a fermarci a pensare come questa operazione puó avere impatto in un contesto differente e “reale”.

Stai passeggiando, all’improvviso ti ritrovi in un negozio. Un agente ti propone la compilazione del seguente modulo:

  • Nome e cognome
  • E-mail
  • Mi piace o Non mi piace
  • Firma

riferito ad un determinato prodotto, un televisore ad esempio.

Visto il semplice aspetto statistico della cosa, prendi la penna e completi il modulo, senza notare le note legali riportare a fondo pagina.

Dopo pochi giorni aprendo la casella e-mail, la trovi inondata di promozioni su varie tipologie di televisori. Questo perché il sondaggio a cui hai aderito é servito a diversi produttori per scoprire i tuoi gusti e raggiungere un nuovo cliente.

Ora, applichiamo lo stesso ragionamento su Facebook.

Stai girando le varie attivitá della piattaforma quando ad un certo punto, ti ritrovi di fronte ad un video “virale” o meglio “di tendenza”. Vista la grande viralitá dell’elemento, prendi due minuti per approfondire. La notizia parla del nuovissimo prodotto di casa Apple, il nuovo iPhone XSZMAXULTRAblahblahblah, te ne sei subito innamorato e premi su Mi piace. In quell’istante l’algoritmo aggiunge alle tue preferenze le parole chiave dell’attivitá ovvero:

  • iPhone XSZMAXULTRAblahblahblah
  • iPhone
  • Apple
  • Smartphone
  • Teconologia
  • Tipologia di attivitá

A queste da un indice di importanza in base alla ricorsivitá, rispettivamente ipotizzando:

  • 50%
  • 20%
  • 10%
  • 10%
  • 5%
  • 5%

Quindi da quel momento Facebook sa che ci interessa quel prodotto e probabilmente gli iPhone in generale, che ci potrebbero piacere gli altri prodotti Apple, che siamo interessati ad uno smartphone, che potremmo essere interessati ad altre notizie sulla tecnologia e che leggiamo quel tipo di attivitá.

Ora, se tutto ció servisse solo a far funzionare un grosso meccanismo di miglioramento dei servizi, qualcosa che ci permette di avere un prodotto che reagisca bene alle nostre necessitá, in realtá ci sbagliamo.

Truffa e marketing aggressivo

Le informazioni appena raccolte da un nostro semplice Mi piace, hanno formato una traccia corelata alla nostra persona e ad altri X individui che corrispondono ai nostri interessi.

Facebook trae guadagno dalla piattaforma grazie ad un sistema di Advertising, ossia di pubblicitá. Uno dei sistemi piú curati e mirati in circolazione. Una ipotetica azienda interessata (ad esempio Apple), puó raggiungere miliardi di interessati ad un suo ipotetico nuovo prodotto, con un errore del 10% circa.

Cosa significa questo?
Significa che grazie ai nostri semplici Mi piace, Facebook é in grado di fornire ad esempio a Apple, un “pacchetto” di utenti sicuramente interessati al suo nuovo prodotto, con un rischio quasi del tutto assente.

Ora, aziende come Apple sono abbastanza fedeli nel pubblicizzare i loro prodotti, il rischio per l’utente di inciampare in una promozione truffa su Facebook é minima ma purtroppo non tutte le aziende hanno la necessitá di mantenere un minimo di immagine come Apple.

La piattaforma di Advertising di Facebook é accessibile a chiunque. Chiunque puó proporre pubblicitá mirata su Facebook senza particolari filtri.

Facciamo un nuovo esempio. L’azienda “Smartphone facile*” sembra nata da poco ma si tratta in realtá di una nota azienda in continuo fallimento, riconosciuta per le sue operazioni truffaldine, grazie ad un tecnica di fallimento e riapertura su falso nominativo, vive oggi senza sgravi. La nuova immagine dell’azienda offre all’apparenza, smartphone su promozione.

La sua nuova offerta: iPhone XSZMAXULTRAblahblahblah a soli 200 Euro anziché 1600 Euro. Ovviamente il cliente non riceverá mai lo smartphone ma il prezzo cosí basso gli annebbia la vista. Viene cosí lanciata una campagna mirata 100.000 possibili utenti, offerti gentilmente da Facebook senza alcuna difficoltá se non quella di pagarne il consumo. Di quei 100.000 utenti, 20.000 cadono nella truffa ed effettuano il pagamento speranzosi di ricevere il tanto desiderato prodotto che, ovviamente, non arriverá mai.

Purtroppo questa non é una casualitá, sono moltissimi i casi di truffa ancora irrisolti di utenti truffati da questi sistemi. L’esempio qui sopra é uno dei piú gravi, il piú gettonato é quello del contest dove viene proposta una roulette in cui l’utente (raggiunto dal sistema di Advertising) viene invitato a rishiare 5 Euro per vincere un prodotto che ovviamente non esiste.

Siete persone molto caute e non vi fate fregare facilmente?

In questo caso é importante tenere in considerazione della completa disponibilitá dei nostri dati a scopi di marketing. Con lo stesso meccanismo, aziende di marketing possono raggiungervi e invadervi di pubblicitá mirate, fino al punto che prima o poi acquisterete un determinato prodotto su un determinato store.

Tutto questo con un semplice Mi piace.

*Nome puramente inventato senza alcun riferimento a possibili aziende reali.

Il mio scopo non é spaventare, questo é un argomento trito e ritrito, nessuna novitá, sono anni che esistono queste truffe e sono anni che la banca dati di Facebook, banca con i Nostri dati, viene messa liberamente a disposizione di chiunque.

Fortunatamente seppur in ritardo, sono molte le testate che hanno scelto di trattare l’argomento. In Europa stiamo assistendo ad una caccia all’uomo verso Google su aspetti futili quali la posizione dominante. Sarebbe opportuno concentrarsi sul piú grande mercato di informazioni personali al mondo: Facebook o su come aziende similari abusano dei nostri dati su piattaforme di Advertising.

Questo potrebbe essere il primo di una serie di articoli volti a raccontare l’abuso di privacy da parte delle grandi aziende.

Approfondimenti?
Cerca “Facebook privacy” su Google News.

Detto questo, non é altro che un mio pensiero di certo non per tutti condivisibile.

– Mirko


info Il contenuto di questo articolo é libero alla condivisione, a patto che venga citata la fonte (linuxhub.it)


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